Sindrome del tunnel carpale

Cosa è la sindrome del tunnel carpale

E’ un patologia la cui incidenza è aumentata molto in questi ultimi anni. La sindrome del tunnel carpale(STC) infatti è la neuropatia più frequente ed è dovuta alla compressione del nervo mediano al polso nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale.

Il nervo mediano fornisce la sensibilità alle prime tre dita della mano e a metà del dito anulare.

La sua incidenza è più frequente in età adulta o avanzata e le donne sono colpite due volte più frequentemente dell’uomo.

Cause della sindrome

Le cause di questa malattia sono molteplici: esiste probabilmente una predisposizione individuale, ma molto dipende dall’attività svolta dal soggetto.
E’ stata dimostrata un’associazione con i lavori ripetitivi, sia in presenza (rischio più elevato) che in assenza di applicazione di forza elevata e con movimenti prolungati e/o ripetitivi in flesso-estensione del polso.

Di conseguenza , la maggior parte dei soggetti affetti da tale patologia sono persone che lavorano molto con le mani ed altri fattori quali la pressione sulla mano di alcuni utensili non ergonomici, le basse temperature, etc.
Altri fattori includono traumi o danni del polso quali distorsioni o fratture.

La sintomatologia clinicamente si può distinguere in tre fasi:

Fase irritativa,in cui predominano disturbi soggettivi dati da parestesie, per lo più notturne talora a tipo di formicolii, talora senso di gonfiore, localizzate alle prime tre dita.
Fase deficitaria, dove le parestesie dolorose diventano continue e non solo notturne e dove il paziente riferisce una minor abilità dei movimenti di presa con tendenza degli oggetti a cadergli di mano.
Fase paralitica, dove compare l’atrofia dei muscoli dell’eminenza thenar ed è abolita l’opposizione del pollice alle altre dita.

Diagnosi e trattamento

Quando il soggetto riferisce formicolio (parestesie) e/o dolore, spesso irradiato all’avambraccio, prevalentemente notturno o mattutino, la diagnosi di Sindrome del Tunnel Carpale è ritenuta più probabile.

Tuttavia è molto importante far effettuare al soggetto l’esame obiettivo neurologico e l’esame EMG/ENG (elettromiografico / elettroneurografico).

Quasi tutti i medici concordano in un trattamento conservativo nella fase irritativa e un trattamento chirurgico in quella deficitaria e paralitica.
Nel trattamento conservativo si ricorre sia all’uso di terapie fisiche strumentali come laser, Tecar, tens, sia a trattamenti fisici manuali, come massoterapia e mobilizzazioni attive e passive.

In conclusione possiamo dire che se la patologia viene diagnosticata precocemente, con il trattamento conservativo si possono ottenere dei buonissimi risultati ed evitare di intervenire chirurgicamente.

E’ anche vero che, se la diagnosi non è così precoce e si giunge ad una fase deficitaria, i trattamenti massofisioterapici possono comunque aiutare molto per attenuare il dolore, le parestesie, migliorare la presa.

Se invece la patologia viene affrontata già in fase deficitaria, nella maggior parte dei casi è auspicabile l’intervento chirurgico, che comunque, con una dovuta riabilitazione post-operatoria, porta nella maggior parte dei casi ad un recupero funzionale completo.

Autore dell’articolo

Michele Pannacci

Massaggiatore massofisioterapista specializzato nel massaggio terapeutico e rilassante e nella riabilitazione post- traumatica e post operatoria presso Farmanatura Center.